WHISKY REVOLUTION FESTIVAL TALK – Capitolo 01

Il Nord è il punto cardinale del whisky. Come la Terra ruota intorno al Sole ed entrambi tendono alla stella Vega, così gli appassionati ruotano sempre intorno a un dram e tutti tendono verso Nord.
Lo facevano gli scozzesi nel XVI secolo, che per sfuggire agli esattori della Corona si dispersero nelle Highlands più irraggiungibili per distillare illegalmente. Lo fanno i milioni di turisti del malto che ogni anno invadono le stradine punteggiate di “passing places” dallo Speyside a Skye. Lo ha fatto anche una sporca dozzina di whiskofili nostrani. Solo che il loro Nord, per stavolta, si è fermato all’Alto Adige.
D’altronde l’Italia è patria del single malt. Quando negli anni Sessanta il mondo si accontentava dei blended, furono gli italiani a comprare e imbottigliare barili di singole distillerie. L’intero movimento che oggi ha portato alcune etichette nell’empireo del mito e della speculazione nasce qui. Sicché Glorenza basta e avanza, per questa prima transumanza del malto che da ogni città conduce alla Val Venosta.
L’idea è portare in ritiro spirituale le cinquanta sfumature di whisky italiano. Chi lo ha imbottigliato per cinquant’anni, chi lo colleziona da sessanta, chi fa cultura, chi tiene un blog, chi ne scrive, chi lo miscela, chi porta in giro per il mondo la storia dei marchi, chi distilla, chi lo vende… Un raduno per cercare di capire che cosa e come beve il consumatore italiano di whisky, questo animale raro ma prezioso. Va da sé che con una mission del genere, più di un ritiro spirituale è stato un ritiro di spirito, tutto da raccontare.

Martedì 17 settembre inizia difficile. Tempo bigio come a Glasgow e lavori in corso all’uscita di Peschiera. Alle 7.37 partono gli sms a tappeto: ci si trova a Verona Sud, no panic, che non saranno due cantieri a guastare tutto.
Davide ci lavora da mesi e nel frattempo si è pure riprodotto, quindi non si sa se la stanchezza che si coglie sotto i suoi ricci sia più per lo stress di coordinare una banda di whiskofili o per le notti insonni causa bebè.
Pian piano si radunano tutti.
Da Castelfranco con Davide c’è il fratello Dario. Il “Blend” gli manca, quindi per vincere la nostalgia sfoggia la felpa “brandizzata”. Aziendalista vero. I fratelli Cerantola scaricano e caricano borsoni di bottiglie, scatoloni di bicchieri: ognuno ha la sua logistica, ai carpentieri le viti, ai muratori i forati, qui si va di vetri e liquidi.
Da Milano arriva per primo Marco Zucchetti del “Giornale”, per l’occasione eccezionalmente lasciato tranquillo da crisi di governo e rimpasti; poi è il turno di Franco Gasparri, il “signor Diageo” in Italia, dato che da anni ormai è il volto sorridente di ogni distilleria di whisky della multinazionale.
Poi, come in una visione mistica, compare lui. Lui chi? La figura che fin dalle gite di liceo ha reso possibili questi viaggi d’istruzione (o distruzione senza apostrofo): l’autista. Guida un pullmino dorato che sembra una confezione di Bruichladdich Islay Barley con le ruote. Sopra ci sono già gli unici due viaggiatori ecologici, appena recuperati in stazione: sono Diego Malaspina e Giuseppe Napolitano. Uno è l’enotecaro virtuale di tutti noi che almeno una volta nella vita abbiamo comprato una bottiglia su whiskyitaly. L’altro è l’avvocato che dal 2012 tiene uno dei più seguiti blog di recensioni su distillati & C, il Bevitore raffinato.
La comitiva è completa. C’è stata qualche defezione dell’ultimo momento, gli altri arriveranno tutti là. Convenevoli, battute e si salpa verso Bolzano e oltre.
Ma cosa si dicono degli appassionati di whisky in gita? Cioè, al liceo si canta, i più fortunati ci provano con le compagne, la stragrande maggioranza cazzeggia in libertà. Qui per fortuna non canta nessuno, ma il cazzeggio non manca. Solo che ovviamente è cazzeggio a grado pieno, tema malti e dintorni. Che bottiglia hai portato tu per la conferenza? Che ne pensi della serie del Trono di Spade? Il Clynelish era il migliore, vero?
Insomma, cose così, pensieri in libertà e chiacchiere. Curiosità generale sul prossimo Whisky Revolution Festival, Davide sorride sornione e centellina le novità. Per ora accenna a una favolosa “Whisky Night” che già mette acquolina. Per ora più non dimandare, dantescamente.
C’è chi si confronta sullo stile delle recensioni, tra profilo informativo e narrazione goliardica. C’è chi scambia opinioni sui prezzi in continua crescita e sul mercato italiano “briciola del mondo”, che qui ancora non si è vista arrivare una sola bottiglia di Ardbeg 19 e siamo tutti tra il preoccupato e l’incazzato.
All’Autogrill per fortuna non ci sono tentazioni di acquisti d’impulso ad alta gradazione, quindi solo caffè e qualche snack, anche perché pare che sul Freccia Rossa i “panini gourmet” siano mesti e assai banali, quindi urge rimediare. Si riparte lesti, che l’Alta Val Venosta è splendida ma si trova sotto la coda dei lupi, per non essere anatomicamente più precisi. Il buio scende inesorabile su astemi e non astemi, cupi nuvoloni tinti di rame dal tramonto come nei quadri di Friedrich, come sulle scogliere di Durness. Dario là davanti per non soffrire il mal d’auto cova pensieri carnivori al pensiero della cena. Davide armeggia al telefono come Trump durante la crisi nordcoreana. Fortuna che non gli sono venuti i capelli color orange wine come a Donald.
Prima delle otto il torpedone è a destinazione. Il bolide dorato varca la porta delle mura di Glorenza e ci scarica in piazza, accanto alla scultura di legno di una pera. Qualcuno sostiene sia una trovata dei fratelli Cerantola, del tipo: trovate i sentori di whisky nel paese. Va bene la Revolution, ma anche no. Per fortuna è solo il monumento alla pera pala, la varietà tipica. A fare gli onori di casa Lukas Ebensperger, che col fratello Jonas gestisce la distilleria Puni. Sono tutti qui per loro, i primi distillatori di whisky italiani.
Quatti quatti, i profeti del malto scaricano armi, bottiglie e bagagli e si dileguano nelle stanze del Grüner Baum Gasthof. Una rassettata, una camicia nuova e pronti per la cena. Lì ci saranno tutti e inizieranno davvero le danze della prima “Whisky Talk” all’italiana